Quando due imprenditori vengono a dirti che succedono cose pazzesche intorno all’Expo, tu pensi che ci siano sotto speculazioni inenarrabili, che i soliti furbi facciano i giochini sottobanco per spartirsi la torta o, peggio, immagini le mafie che prendono possesso dell’affare. Oddio magari succederà anche questo ma, al momento, più che alla tragedia stiamo assistendo alla commedia o farsa.

Sarà più importante, secondo voi, stabilire una linea di sviluppo e di coordinamento delle iniziative progettuali con obiettivi strategici di riutilizzo delle strutture sul territorio dopo il 2015 o stabilire chi sarà il primo ballerino allo spettacolo inaugurale ( più o meno a maggio del 2015)? Bene i solerti amministratori dell’Expo 2015, con grande lungimiranza e strategia, hanno deciso che il primo ballerino sarà Bollè. Non è stata una decisione facile, hanno dovuto discutere, riunirsi più volte, valutare i pro e i contro, ascoltare un po’ di consulenti esterni ma, alla fine, ce l’hanno fatta: il balletto sarà il fiore all’occhiello della cerimonia di apertura dell’Expo e il mitico Bollè danzerà leggero come una libellula per deliziare gli ospiti internazionali. Questo sì che è un bel passo avanti: dopo due anni è l’unica certezza e un delle poche cose che sono riusciti a mettere insieme e a decidere!
Non è bastata la farsa della sede di prestigio fortemente reclamata dall’ex ministro  on. Stanca  e travata non senza fatica a Palazzo Reale; non è bastato il tira e molla della Moratti contro mezzo mondo per nominare un suo uomo di fiducia al vertice della società dell’Expo; non è bastato il gioco a rimpiattino sulla governance. Pensavamo di aver visto il peggio  con il miserevole spettacolo di piccoli dispetti personali, neanche economici, ma unicamente di affermazioni di principio e di potere; pensavamo che la macchina, sia pure zoppicando, si fosse comunque messa in moto. Invece no! Sono passati due anni e di questo benedetto Expo 2015 non si sa ancora nulla, nè come si farà, nè come sarà, nè cosa resterà. Nel frattempo vengono distribuiti gli emolumenti, la macchina amministrativo burocratica macina le poche risorse solo per  alimentare se stessa, il progetto è in fase di… stanca, e tutto ha assunto l’aria di un immenso carrozzone.
E’ una vergogna per Milano che aveva festeggiato la vittoria su Smirne come un successo planetario. Mancano cinque anni ma probabilmente si è già perso il treno. Non faremo la figuraccia di non fare l’Expo 2015 ( anche se a questo punto ,forse, sarebbe più dignitoso rinunciarvi) ma arriveremo all’appuntamento grazie al solito arrangiamento italiano, con interventi di emergenza, progetti smontati e rimontati, dissipazione di idee e strame di mediazioni mortificanti. Alla fine qualche furbo ne approfitterà per guadagnarci, contando sull’urgenza e la compiacenza di controlli all’acqua di rose. Insomma la solita storia: vergognosa!